Hai deciso di aprire il tuo primo sito e-commerce e iniziare a vendere online i tuoi prodotti? Molto bene! La tua agenzia o il tuo consulente web si occuperà di tutto ma sarà necessario che tu gli fornisca la tua collaborazione per mettere insieme informazioni e materiali affinché la creazione del sito e la pubblicazione dei vari articoli sia quanto più semplice e soprattutto organizzata.

Ecco quanto serve, in via di massima, per pubbliare il tuo shop online:

Apertura di una partita IVA

Sicuramente banale come primo punto, ma comunque sempre da specificare, perché nel corso degli anni mi è stato chiesto diverse volte di fare un preventivo per un e-commerce per una persona fisica non titolare di partita IVA. Una volta di più riaffermo che per aprire una vendita online (che non sia la sporadica vendita di un oggetto personale su eBay o simili) occorre essere titolari di partita IVA. L’apertura di partita IVA sottintende anche l’apertura di una posizione INPS e l’iscrizione alla Camera di Commercio. Consultare il proprio commercialista per tutti i dettagli.

Permesso da parte del comune

L’apertura della vendita online deve essere notificata al comune dove ha sede l’azienda. Anni fa esisteva una procedura standard che consisteva nella compilazione del modulo COM 6 BIS da spedire al comune attraverso raccomandata con ricevuta di ritorno. In tale modulo veniva specificata la tipologia merceologica trattata e il nome del sito web che avremmo usato. C’era poi da attendere un mese dalla data di ricevimento durante il quale il comune poteva fare opposizione o richiedere spiegazioni e in assenza di contatti valeva il principio del silenzio / assenso. Col passare degli anni ho visto i miei clienti seguire procedure semplificate, come ad esempio portare il modulo direttamente in comune e in certi casi ricevere subito l’autorizzazione (senza nemmeno vedere il sito…). In altri casi non è stato usato il COM 6 BIS ma un modulo apposito di quel comune. Per questo motivo non è mia intenzione tracciare un percorso uguale per tutti e ti consiglio di consultare il tuo commercialista per tutti i dettagli oppure chiedere direttamente al comune.

Organizzazione (sulla carta!) del catalogo prodotti

Che tu abbia 10, 100 o 1.000 articoli, prima di caricarli nell’e-commerce devi stabilire la loro classificazione per categoria prodotto. Prendi un foglio di carta e inizia a buttare giù le categorie da assegnare ai vari prodotti e poi pensa come strutturarle tra loro.

Facciamo un esempio per un ipotetico produttore di vini e olio, che produce in totale 13 articoli, suddivisi nelle seguenti categorie:

  • Vini rossi (5 tipi)
  • Vini bianchi (3 tipi)
  • Vini liquorosi (2 tipi)
  • Vini spumanti (2 tipi)
  • Olio di oliva (1 tipo)

Una prima categorizzazione potrebbe essere creare le 5 categorie sopra indicate e inserire in ognuna le singole schede prodotto.
In questo caso il visitatore apre la pagina dello shop e trova gli ingressi nelle 5 categorie, e in ognuna troverà i relativi prodotti.

Una seconda categorizzazione potrebbe essere creare due categorie “Vino” e “Olio” e inserire in entrambe le singole schede prodotto.
In questo caso il visitatore apre la pagina dello shop e trova gli ingressi nelle due categorie, e in ognuna troverà i relativi prodotti senza ulteriore suddivisione.

Una terza categorizzazione potrebbe essere creare due categorie “Vino” e “Olio”, inserire in “Vino” le sottocategorie dei vari vini (vedi sopra) e in ognuna di esse i rispettivi vini, e in “Olio” la singola scheda prodotto, dato che non ha sottocategorie.
In questo caso il visitatore apre la pagina dello shop e trova gli ingressi nelle due categorie, e entrando in ognuna di esse troverà le relative sottocategorie (se ci sono), che a loro volta mostreranno i singoli prodotti.

Una quarta categorizzazione potrebbe essere NON creare nessuna categoria o macrocategoria e inserire tutti i prodotti nella pagina principale dello shop.
In questo caso il visitatore apre la pagina dello shop e trova subito tutti i prodotti.

Quale soluzione scegliere?

Non si può dire a priori ma si deve considerare in ogni singolo caso:

  1. Quanti sono i prodotti
  2. Quante sono le categorie
  3. Quali sono le esigenze dello shop

Una regola generale però esiste:

Quando i prodotti sono pochi dobbiamo usare una categorizzazione più semplice possibile, quando invece sono molti si deve cercare di essere più capillari possibile nella creazione delle categorie e delle sottocategorie, anche perché questo faciliterà gli utenti nella consultazione del sito.

Rispettare le esigenze dello shop, ma…

Nel caso dello shop di vini che vende in totale 13 etichette (vedi esempio sopra) l’esigenza è sicuramente quella di suddividere i vini tra rossi, bianchi, eccetera, ma dobbiamo considerare anche una cosa non da poco:

Le pagine di categoria prodotto con due o tre articoli dovrebbero essere evitate.

Nel caso qui sopra, se apro la categoria dei Vini bianchi e trovo solo 3 prodotti, o peggio ancora quella dell’Olio di oliva e trovo solo 1 prodotto, l’impressione non sarà molto positiva. Questo perché il nostro occhio è abituato che quando apre un sito e-commerce vede quasi sempre molti prodotti nella stessa pagina, e vederne solo uno o due potrebbe avere un’impressione strana. In tal caso, visto che i prodotti sono solo 13, potremmo considerare di metterli tutti nella stessa pagina.

Scelta dei mezzi di pagamento

In genere i mezzi di pagamento tra cui scegliere sono:

  1. Bonifico bancario: sono necessarie le coordinate bancarie da inserire nel sito.
  2. Carta di credito attraverso il circuito PayPal: è necessario aver aperto un conto PayPal e conoscere la mail di riferimento del conto per inserirla nel sito.
  3. Pagamento al corriere: non serve niente in particolare, se non sapere se per questo tipo di pagamento è necessario calcolare una cifra extra.

Conto PayPal

Per ricevere pagamenti attraverso la carta di credito è necessario avere aperto un conto corrente PayPal. Se il cliente lo ha già si usa quello, altrimenti sarà necessario aprirne uno, e posso occuparmene anch’io. In questo caso devono essermi comunicate le coordinate bancarie del conto corrente aziendale affinché io le inserisca all’interno del conto PayPal. Fatto questo PayPal richiede la verifica del conto appena collegato, inviando su tale conto, entro due o tre giorni lavorativi, uno o due piccoli importi di qualche centesimo l’uno, che dovranno essermi comunicati affinché possa inserirli nel pannello di controllo per rendere il conto definitivamente operativo.

Zone in cui i prodotti saranno venduti

Puoi decidere in quali zone i tuoi prodotti potranno essere acquistati: in tutto il mondo, in Italia, in Europa, in alcuni Paesi Europei o di altri continenti, e addirittura soltanto in alcune province italiane. Il tuo shop online potrà seguire le mire geografiche della tua attività e permetterti di vendere soltanto nelle zone che scegli tu.

Lingue dello shop

Se vendi al di fuori dell’Italia è normale che il tuo sito oltre all’italiano comprenda almeno una seconda lingua, che in genere è l’inglese, oppure la lingua che ti serve. Possono essere previste un numero indefinito di lingue, anche se devi considerare che ogni lingua extra ha dei costi di installazione (pagabili soltanto al momento della realizzazione del sito) e di gestione (perché ogni prodotto che caricherai dovrai caricarlo nelle varie lingue presenti nel sito.

Gestire o non gestire il magazzino?

Puoi impostare lo shop con o senza la gestione del magazzino, e cioè:

  1. Permettere che ogni prodotto sia vendibile soltanto nelle quantità effettivamente disponibili in magazzino.
  2. Permettere che ogni prodotto sia venduto in quantità libera.

Nel primo caso puoi impostare in ogni prodotto la quantità iniziale disponibile in magazzino, che diminuirà mano a mano che tale prodotto sarà venduto. E’ l’esempio tipico di un e-commerce di abbigliamento, dove per ogni articolo / taglia / colore sono disponibili solo determinate quantità, fino a esaurimento.

Nel secondo caso puoi fare in modo che i tuoi utenti acquistino un prodotto all’infinito, perché la disponibilità del prodotto è talmente alta che non si prevede l’esaurimento, oppure la giacenza di magazzino può venire reintegrata spesso e senza problemi di esaurimento.

Sarà soltanto la tua tipologia di attività a dirti se dovrai gestire il magazzino o non gestirlo.

Le varianti: taglie, colori ecc.

I prodotti in vendita nel tuo shop potranno essere semplici o variabili.

Se vendo un prodotto che può essere acquistato soltanto “come lo vedo” ho un prodotto semplice. Esempio: un braccialetto da uomo in pelle nera con accessori in argento.

Se vendo un prodotto che può essere acquistato scegliendo alcuni dettagli ho un prodotto variabile. Esempio: una t-shirt donna dove posso scegliere il colore (bianco, giallo, rosso, verde, nero…) e la taglia (S, M, L, XL).

Il tuo shop potrà gestire sia i prodotti semplici che quelli variabili. Quando inserirai i prodotti semplici dovrai soltanto inserire il nome del prodotto, una sua foto e il prezzo. Inserendo invece un prodotto variabile dovrai inserire le cosiddette “varianti” e cioè le combinazioni di taglia/colore che i clienti potranno acquistare. Tutte le varianti potranno avere lo stesso prezzo o un prezzo diverso per ognuna di esse.

Sarà necessario che mi vengano fornite le liste delle varianti (lista dei colori, delle taglie ecc.) perché dovranno essere inserite prima di iniziare a caricare i prodotti.

Gestione dei costi di spedizione

Le spese di trasporto possono essere calcolate in vari modi, semplici o complicati a seconda delle esigenze aziendali, ma in genere vi sono alcune situazioni ricorrenti:

  1. Spese di trasporto incluse nel prezzo del prodotto.
  2. Spese di trasporto fisse per ogni ordine.
  3. Spese di trasporto in base al peso della merce acquistata, alla destinazione o a entrambe.

Casi puù particolari possono richiedere il calcolo delle spese di trasporto in base al volume invece che al peso.

In altre situazioni può essere necessario variare le spese di trasporto a seconda degli articoli o delle tipologie di articolo.

La gestione più comune è quella al punto 3) nell’elenco qui sopra. Nel caso del calcolo in base a fattori complessi può essere necessario un lavoro extra e in certi casi si deve arrivare a un minimo compromesso per poter far “digerire” al sito le logiche di calcolo imposte dallo spedizioniere.

Tassazione

Puoi decidere di mostrare i tuoi prodotti con prezzi IVA inclusa oppure esclusa, e in questo secondo caso il prezzo con l’IVA sarà visibile una volta che il prodotto è stato messo nel carrello. In genere per la vendita ai privati si mostrano i prezzi IVA compresa e per quella ai titolari di partita IVA si mostrano i prezzi senza IVA.

Vendita al pubblico, alle aziende o a entrambi

La maggior parte degli e-commerce in attività è rivolta al consumatore finale, e una parte più limitata permette la vendita soltanto ai possessori di partita IVA. In certi casi è necessario poter vendere a entrambi i soggetti, però la legislazione italiana prevede alcuni limiti a tale attività. La legge in Italia sul commercio elettronico prevede che lo stesso sito NON possa vendere tanto ai privati che alle aziende, anche se molti siti in realtà lo fanno, pur non essendo in regola. Secondo la normativa le due vendite dovrebbero essere gestite su piattaforme (siti) separati. C’è però l’interpretazione della legge che permette di gestire entrambe le vendite dallo stesso sito, pur prevedendo l’obbligo di gestire l’accesso dei due tipi di utenti da due ingressi diversi, e quello di rendere visivamente diverse tra loro le due piattaforme.

Una pagina dedicata alle Condizioni di vendita

E’ richiesta dalla legge italiana sul commercio elettronico ed è comunque molto importante per motivi di trasparenza nei confronti della clientela. In particolare in questa pagina dovranno essere specificate le regole relative al diritto di recesso, che – ricordiamo – non potranno andare in conflitto con quelle stabilite a livello nazionale. Ad esempio, al momento di scrivere queste righe (novembre 2019) il diritto di recesso (detto anche “diritto di ripensamento su acquisti online”) è di 14 giorni a partire dal ricevimento della merce (secondo quanto afferma la Direttiva Europea 2011/83/UE) per gli acquisti online effettuati all’interno della Comunità Europea. Se il gestore dello shop online scrivesse nelle proprie condizini di vendita che il diritto di recesso è di 7 giorni, non sarebbe comunque valido e in una eventuale disputa legale sarebbe preso in considerazione il termine di 14 giorni fissato in sede Europea.

Continua…



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