Fondamentalmente mi piace, ma per quello che è: un logo per una manifestazione moderna.
Non arriverei a definirlo un vero e proprio logo, di quelli che restano negli annali della grafica, ma va bene così. Perché una manifestazione è legata ad un periodo, e non deve durare per sempre.
Di un logo “vero” secondo me gli manca principalmente la leggibilità. Sfido il passante che lo vede sulla fiancata di un tram, che non è a conoscenza dell’Expo di Milano, a capire cosa significhino quelle macchie di colore sovrapposte e intrecciate.
Ma se c’è qualcosa che mi piace davvero è proprio il gioco di colore, che va contro al sacrosanto principio che un logo dovrebbe avere uno o due colori al massimo.
E comunque, una volta capito cos’è, lo si riconosce anche al buio, a qualsiasi distanza e dimensione di stampa.
Poi, magari un giorno, qualcuno mi spiegherà come si può associare quel turbinio di colori alla grigia Milano.
Ma questo è un altro argomento.
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