Google Analytics mostra visite in calo?

Si spiega con l’entrata in vigore del GDPR, ma non solo…

Molti siti mostrano un calo delle visite (da lieve a forte) a partire dall’estate 2018. Vediamo perché, con l’aiuto di una serie di test fatti su un sito campione e con questo grafico tratto da Google Analytics.

Risposta breve

Con l’entrata in vigore del GDPR ho dotato il tuo sito (se mi hai autorizzato a farlo) di un nuovo sistema di controllo del rilascio dei cookies, imposto dalla nuova legge Europea sulla privacy, che ha fatto sì che la prima pagina visitata dall’utente non venisse registrata, qualora l’utente non avesse visitato altre pagine e non avesse accettato i cookies cliccando su “OK”.

Inoltre, il GDPR ha sensibilizzato ulteriormente gli utenti web sulla difesa della privacy, non solo per quanto riguarda i loro dati ma anche la loro navigazione in Internet, che con pochi semplici click può essere resa anonima tramite il browser, sia a livello di singolo sito (vedi lo screenshot preso navigando il sito italia.it) che per tutta la propria navigazione quando si imposta la navigazione in incognito.

Impostare la navigazione anonima sul browser Chrome

Risposta dettagliata

Web analytics più confusa

A 7 mesi dall’entrata in vigore del GDPR facciamo il punto sull’impatto che ha avuto sul tracciamento delle visite. Ho utilizzato un sito campione, in accordo col proprietario, che per motivi di privacy resta anonimo, e l’ho monitorato in tutto il 2018.

Google Analytics funziona attraverso i cookies, che sono piccoli file che il sito inserisce nel browser del visitatore.

I cookies servono a inviare a Google Analytics in forma anonima le informazioni relative alla navigazione dell’utente nel nostro sito: pagine visitate, durata media della visita, posizione geografica approssimativa del visitatore, dispositivo utilizzato, origine della visita e molti altri dati.

La prima legge sulla privacy (2 giugno 2015) ha imposto che il visitatore doveva cliccare sul banner nero “Accetto i cookies” prima che le informazioni fossero inviate a Google Analytics, permettendogli di iniziare a tracciare la visita. Prevedeva anche che scorrendo la pagina verso il basso l’accettazione dei cookies fosse implicita.

La seconda legge sulla privacy, detta anche GDPR (25 maggio 2018) non permette più che si accettino i cookies (salvo specifici casi) tramite scorrimento della pagina, ma unicamente tramite click su “OK” presente nel banner nero in alto.

Le conseguenze sono comprensibili: se un utente visita una sola pagina, la visita non viene per niente registrata.

Osserviamo il grafico qui sopra, senza addentrarci scientificamente sulle cifre. La parte a sinistra rappresenta la navigazione degli utenti fino al 25 maggio 2018.

A partire da quella data si nota un brusco calo delle visite. I cookies venivano controllati disattivando la funzione dello scroll della pagina di ingresso, come indicato sopra, e per questo i visitatori di un’unica pagina non erano registrati.

Dopo un mese circa ho riattivato la funzione scroll, ricominciando a tracciare le visite con accettazione cookies tramite lo scorrimento della pagina. Questo ha riportato subito su il grafico, sebbene non agli stessi livelli dei primi 5 mesi del 2018.

Ciò è da imputarsi all’altro fatto a cui accennavamo prima, e cioè la graduale presa di consapevolezza degli utenti che la loro navigazione può essere nascosta, in parte o totalmente. E’ mia idea che per una parte dei dati vi siano anche altre motivazioni tecniche imputabili al sistema di controllo dei cookies, che però non posso ancora spiegare, e per questo sto facendo ulteriori test.

Torniamo alla questione della navigazione nascosta, che ha e avrà un impatto sempre maggiore sulla web analitica: perché sempre più utenti la utilizzano? Possono esserci svariati motivi:

  • Navigazione privata fatta sul luogo di lavoro.
  • Navigazione di un partner nascosta all’altro.
  • Navigazione dei figli nascosta ai genitori.
  • Computer o dispositivo mobile aziendale o pubblico utilizzato da molti utenti.
  • Desiderio di mantenere la propria privacy, evitando di diffondere le proprie abitudini di navigazione sfruttabili ai fini commerciali.

Ma allora cosa facciamo?

Molto semplicemente:

  1. Adegueremo la nostra percezione della web analytics al cambiamento di questi scenari, che col passare del tempo si livelleranno.
  2. Valuteremo la performance del sito per quello che effettivamente rende, in proporzione all’efficacia dell’offerta che il sito propone e all’entità del budget investito.

Dal 2003 mi occupo di web e di promozione dell’attività delle aziende tramite Internet. Il mio obiettivo non è soltanto mostrare ai clienti dei buoni report di posizionamento delle keywords o delle buone statistiche di traffico misurato con Google Analytics, ma riuscire a ottenere dal cliente la giusta sensazione del risultato del lavoro fatto. Queste informazioni – se veritiere – sono superiori a qualunque report di web analytics.



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