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Nelson Mandela, l’invincibile

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Scritto da Fabio Gigli – www.fabiogigli.com

“Non importa quanto stretto sia il passaggio, quanto piena di castighi la vita, io sono il padrone del mio destino: io sono il capitano della mia anima.”
Queste parole tratte dalla poesia preferita di Nelson Mandela Invictus (dal latino, Invincibile) di William Ernest Henley rappresentano più di ogni altra citazione quello che Madiba ha rappresentato per la comunità mondiale. Un uomo che ha lottato per la liberazione del suo popolo, un uomo che per difendere la sua comunità dalla discriminazione razziale ha passato 26 anni nel carcere di Robben Island.

Nato sulle rive di un fiume il 18 Luglio del 1918, Nelson Mandela apparteneva alla famiglia reale dei Thembu, pochi sanno che il nome attribuitogli alla nascita era “Rolihlahla” la cui traduzione è “colui che provoca guai” e che Nelson gli fu assegnato alle scuole elementari.

La vita di Madiba (nomiglnolo datogli nel clan di appartenenza, dell’etnia Xhos) si è sviluppata completamente attorno ad un tema che ormai noi nella società delle comodità siamo abituati a dare per scontato: la libertà. A 22 anni scappò dalla città natale rifiutando un matrimonio combinato, agli inizi degli anni ’40 da giovane studente di legge si impegnò per la difesa dei diritti politici, sociali e civili dei della comunità nera sudafricana affiliandosi all’African National Congress e fondando la Youth League. Negli anni ’50 partecipò alla redazione della Carta della Libertà e si impegnò per la causa anti-apartheid fondando l’ufficio legale Mandela e Tambo che assicurava assistenza gratuita a molti neri privi di rappresentanza legale.

Negli anni ’60 sotto la guida del primo ministro Hendrik Frensch Verwoerd la situazione del Sudafrica degenerò e progressivamente la violenza delle proteste aumentò di pari passo con la durezza del regime di apartheid, Mandela fu arrestato nell’agosto del 1962 per essere processato e condannato nel 1964 all’ergastolo con le accuse di sabotaggio (del quale Mandela si dichiarò colpevole) e cospirazione per l’invasione del Sudafrica da parte di altri paesi (del quale Mandela si dichiarò invece non colpevole).
Nelson Mandela finisce nel carcere di Robben Island a largo di Città del Capo in una prigionia fatta di isolamento e lavori forzati dove i neri venivano umiliati obbligandoli a portare pantaloni corti invece delle divise ordinarie concesse agli altri detenuti. E’ in questo contesto che la grandezza di Madiba diventa mito riuscendo a rimanere il leader della lotta all’apartheid, “Nelson Mandela Libero” divenne uno slogan che si fece eco in tutto il Mondo quando il 15 giugno del 1980 Mandela riuscì a spedire all’ANC un manifesto che recitava:

“Unitevi! Mobilitatevi! Lottate! Tra l’incudine delle azioni di massa e il martello della lotta armata dobbiamo annientare l’apartheid!”

Nel 1985 dimostrò estremo coraggio e coerenza rifiutando la libertà condizionata in cambio della rinuncia alla lotta armata ed iniziò il suo processo di dialogo con il potere bianco mentre nei ghetti esplose una nuova ondata di violenza che non accennava a scemare fino a quando, l’11 febbraio del 1990, su ordine del Presidente sudafricano F.W. De Klerk, Nelson Mandela viene liberato, l’ANC cessa la sua lotta armata ed il regime di apartheid viene definitivamente sconfitto da un grande uomo invincibile. Nel 1993 arriverà il Premio Nobel per la pace e nel 1994 venne eletto Presidente, nelle prime elezioni multirazziali del Sudafrica, rimanendo in carica fino al 1999 quando rifiutò la candidatura per un secondo mandato per concentrarsi nel combattere la povertà, l’HIV e l’AIDS attraverso la sua fondazione.

Il suo sogno era creare in Sudafrica una nazione arcobaleno nella quale bianchi e neri imparassero a vivere insieme per fare grande il Sudafrica come la squadra di Rugby che si aggiudicò Campionato Mondiale del 1995 come efficacemente descritto nel film Invictus del 2009 di Clint Eastwood con Morgan Freeman.

Dopo Martin Luther King, Gandhi e Madre Teresa di Calcutta con la morte di Nelson Mandela perdiamo un altro grande protagonista del ‘900, un uomo che ha messo la libertà del suo popolo davanti ad ogni altra cosa, un leader che ha mostrato al mondo come dopo la lotta per i diritti siano necessari il perdono e la riconciliazione, che recuperare i propri diritti non deve sfociare sulla vendetta contro i propri avversari. Un uomo che una volta diventato Presidente ha rifiutato di rimanere al potere per dedicarsi al proprio popolo in altri modi. Un esempio che, guardando gli uomini che guidano la nostra società in questi giorni saremo costretti a guardare con sempre più nostalgia.

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2016-10-12T17:18:09+00:00 8 dicembre 2013|Divagazioni|

3 Commenti

  1. giusi 7 dicembre 2013 al 04:12 - Rispondi

    L’esistenza di uomini come Mandiba…… danno un senso alla vita!

    Ma ne esistono pochi….. pochissimi.

    Ma lui è solo andato a riposare….. non morirà mai !!!!

  2. Stefano 6 dicembre 2013 al 11:25 - Rispondi

    Diciamo addio ad uomo che ha combattuto veramente per i diritti civili e per l’uguaglianza.

  3. Caterina 6 dicembre 2013 al 11:16 - Rispondi

    Un grande uomo, ci mancherai Madiba.

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